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sabato 16 agosto 2014

Atlas - Capitolo II

Leggi "Atlas - Capitolo I" qui.


Caro amico, la storia di Atlas finalmente continua. E serve un piccolo disclaimer che, mio malgrado, un po' spoilera, ma le regole, so' regole.
1 – Ogni riferimento a persone realmente esistite o fatti realmente accaduti è assolutamente involontario.
2 – Sono contenuti passi che potrebbero urtare la sensibilità di alcuni e/o sono riservati ad un pubblico adulto. Continuando la lettura, dichiarate di essere maggiorenni liberando gli autori da ogni responsabilità.

Kabul, 7 Luglio 2003

venerdì 16 maggio 2014

Atlas - Capitolo I

“Quant’è buono l'odore dell'erba” pensò mentre muoveva un pupazzo davanti a quegli occhioni sorridenti.
Era una mattina piovosa ma calda e l'impatto di ogni goccia aumentava quel profumo. Sedeva in veranda con suo figlio su una gamba, aspettavano la colazione. Lui dalle sue mani, il bimbo dal suo seno.
Volse lo sguardo verso l'albero, lo stesso attorno al quale molti anni prima giocava, e ricordò il tempo passato ad osservarne le radici affondare nel terreno, giorno per giorno, punto per punto, dalla più grande alla più piccola. E ricordò ancora di quanto quello studio si rivelò del tutto inutile mentre rincorreva la figlia della vicina. Piede. Radice. Profumo dell'erba. Forte dolore al ginocchio. Urla di suo padre.

venerdì 3 gennaio 2014

Un treno e una pagina bianca

Aspettavo da qualche giorno questo momento. Trovarmi nella precisa condizione in cui non mi sarebbe stato possibile fare nulla se non fare tutto. Nella vita, caro amico, si è sempre impegnati, ce lo siamo detto qualche giorno fa. Scriviamo in inglese, articoli universitari firmati da altri, trattati filosofici sui massimi sistemi … dell'informatica.
Poi qualcuno ti chiede “ehi ma perché non scrivi più? Non abbandonare!” (scusa il riassunto). Non ho mai abbandonato, non credo ne sarei in grado.
Aspettavo. Aspettavo un progetto che necessitasse di internet per essere programmato e testato. Aspettavo una tratta ad alta velocità sufficientemente antiquata da non prevedere connessione WiFi. Aspettavo un'idea che sta tardando ad arrivare, ma non è importante perché quando si ha davanti una pagina bianca basta iniziare a scrivere e l'idea, forse, arriva da sola. E se tarda troppo la soluzione la offre trenitalia, garantendo un ritardo anch'essa. Grazie.
E adesso sono in questa bolla su rotaie. Separato dalle catene della realtà e libero di viaggiare. Ma dove andare? Vediamo...

Toronto.
È seduta da qualche minuto. Sola.

martedì 26 marzo 2013

Dai Posteri [Parte Terza]

leggi la parte prima
leggi la parte seconda

<<Hai visto cosa hai combinato?>> sbottò John, guardando Zhang in cagnesco. I suoi occhi, castani, un po’ allungati, lasciavano trapelare la rabbia del giovane. Zhang, dal canto suo, era sicuro che il compagno avrebbe presto pronunciato la magica frase.
<<Te lo avevo detto!>> incalzò l’altro, mentre picchiava con la mano il povero tavolo sospeso al centro della stanza.
<<Come potevo sapere?>> si giustificò Zhang, <<come potevo immaginare che il mostrare a quel giovane la vacuità dell’essere ricchi senza motivo lo avrebbe spinto ad abbandonare le sue fatiche, per darsi in mano proprio al mostro da cui volevamo farlo scappare?>>.

martedì 22 gennaio 2013

Dai posteri [Parte Seconda]


leggi la parte prima

L’energia della pietra sembrò concedermi una pausa. Potei riaprire gli occhi per un attimo. Scorsi il caminetto. Avevo addosso un vortice di sensazioni differenti, dall’angoscia alla disillusione, dal ribrezzo alla nostalgia, dalla decisione all’indecisione. Provai ad alzarmi (come ero finito steso a terra?) ma riuscii a fatica. Quelle sensazioni si riappropriarono del mio corpo e del mio animo, lo intasarono provocandomi un’intensa nausea. Quasi mi venne da vomitare, quando un’improvvisa calma spazzò via tutto. Una piccola brezza toccò la mia pelle, che si rilassò sotto la carezza d’aria. Gli occhi iniziarono a bruciarmi di nuovo e li chiusi, e subito furono accecati dal sole. Mi sembrò di cadere di schiena sul pavimento.

lunedì 31 dicembre 2012

Dai posteri [Parte Prima]


Caro amico mio,

il tuo racconto, la tua “fotografia di realtà”, mi ha intristito. Ero pronto a narrarti di altri fantastici eventi riguardanti il Regno del Panino e il Cavaliere Nero, quando sono stato assalito da una profonda mestizia. Diciamo che mi hai rovinato le feste. Ma mi hai anche ricordato che, purtroppo, viviamo in un momento non affatto roseo della nostra storia. I problemi ci circondano e braccano, a me, te e a noi italiani, e probabilmente il vero motivo per cui non facciamo che peggiorare è che non esiste nessuno in grado di vedere oltre l’oscuro, nessuno che abbia una visione del futuro, della strada che dovrebbe salvarci dal declino. O, forse, nessuno che voglia spendere del tempo a pensare ed elaborare una idea, poiché è banale sollevare le masse in una continua opposizione al tutto, piuttosto che guidarle, istruirle, e condurle alla costruzione di qualcosa. Che può essere imperfetta e perfettibile, ma intanto è bene costruirla. La conseguenza della stasi intellettuale, causa dell’inazione, è quella che hai “narrativamente” riassunto tu: si perde la voglia di raccontare storie, o si perde addirittura del tutto la capacità di metterle insieme. Poi ci si svuota, si diventa esseri senza scopo travolti dalle faccende quotidiane cui ormai non si da valore, oppure si diventa vittime di vacuità mostruose fini a sé stesse. Vogliam forse ridurci così? Perdere l’ispirazione, che è motore interiore, significa perdere la propria esistenza. Significa non cogito, ergo non sum.

domenica 16 dicembre 2012

L'uomo senza storie da raccontare


Ed eccomi. Seduto al solito caffè.
Ho finito da un po’ l'ormai classico giro. Annunci di qua, annunci di la. Chiama questo, chiama quello. Non ho voglia di tornare a casa, non la sento più poi così mia nonostante ad aspettarmi ci sia l’unico vero sostegno rimastomi.
Lei sarà lì, ad aspettarmi con un sorriso sincero ma preoccupato. Magari con la camicia già pulita per domani benché sia appena tornata dallo studio. Lui in camera sua, sui libri a preparare l’esame di… non ricordo mai il nome. È finito il tempo in cui tornato a casa la prima cosa, l’unica cosa, che facesse era attaccarsi alla Playstation. Ora capisce, e qualche volta mi domando se non sarebbe meglio ritrovalo lì, alla Playstation, incazzato col mondo, con la sua famiglia, con se stesso.
“Solito decaffeinato?”